C’era una volta un paese posto in cima ad una colle, immerso fra immensi altipiani, montagne mitiche e leggende sibilliniche…

Tutto potrebbe cominciare come nelle favole. Già! Nella prima delle avventure che voglio raccontarvi oggi tutto sembra appartenere ai tempi lontani; lo scorrere del tempo viene dettato da un’antica maestria popolare appresa rimanendo distanti dalla civiltà minimamente urbanizzata. A me, che sono cresciuto in una Sicilia retrograde (a detta di alcuni) ma conservatrice di culture popolari, tutto ciò suona di’infanzia!

 

Dopo un lungo e itinerante tragitto attraverso una buona fetta dell’entroterra marchigiano, destinazione Castelluccio di Norcia, lasciandomi alle spalle Castelsantangelo sul Nera risalgo verso la Forca di Gualdo. Uno dei soli tre punti di accesso all’altopiano di Castelluccio; Forca di Gualdo, appunto a nord, Forca Canapine a sud e Forca di Presta a est.

 

La vista appare ammaliante anche se ho già osservato questi altipiani, mai d’inverno e mai da solo però. Una spolverata di neve fresca ricopre tutto a perdita d’occhio. Nuvole minacciose e basse nascondono le vette dei Sibillini rendendole ancor più misteriose e affascinanti. Castelluccio è là, solitario e sospeso come una pietra preziosa in mezzo alla valle. Non posso non fermarmi a godere dello spettacolo.

La neve crepita sotto ai miei passi mentre vengo investito da un vento di Libeccio frizzante e puro. Qualche scatto e riparto alla volta del Pian Perduto e poi verso Pian Grande; vago come le volpi, come un bambino con le tasche piene di caramelle. Decido di sfruttare anche l’ultimo spiraglio di luce prima di raggiungere la locanda in paese.

Sono passate da poco le 16, il crepuscolo avanza velocemente e da non molto ha cominciato a nevicare debolmente.

Locanda dè Senari; così si chiama il posto dove alloggerò nei prossimi giorni, credo sia anche l’unico aperto quassù di questi periodi. Qualche giorno fa avevo chiamato per chiedere ospitalità, avevo preso accordi quasi familiari con una voce squillante dalla forte cadenza umbro-marchigiana.

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Riflesso dei Sibillini sulla porta d’entrata alla Locanda.

Castelluccio di Norcia non è immenso, di fatti, risalendo nell’unica stradina del Borgo, trovo l’alloggio poche decine di metri dopo. Mi appresto ad entrare il locanda, quando da un portoncino della cantina esce una signora con indosso un grembiule da cucina; riconosco la voce, familiare e dalla cadenza umbro-marchigiana!

“Piacere, sò Mariella. Tu sì Salvatò, vero? Ben arrivato. Entra!”

Altro che sciccherie o check-in da grande hotel, mi sono già affezionato. Come ogni locanda di montagna che si rispetti, in fondo alla sala, a tener compagnia, un enorme camino acceso.

“Dai Francè, accompagna n’camera stu ragazzo.”

Francesca, la figlia di Mariella; qua alla Locanda gestiscono tutto loro due. La cena viene pronta per le 19 e 30, ma io incuriosito scendo prima, tanto prima. Giusto il tempo di mettere in sesto lo zaino e far conoscenza della stanza, poi mi fiondo di sotto.

Non appena metto piede in sala, ricompare Mariella; come due buoni vecchi amici cominciamo a chiacchierare. Senza neanche accorgersene si fanno le sette e siccome sono l’unico ospite:

“Siediti, dai. Che vuoi magnà?”

Quassù, se c’è una cosa che riesce bene è la lenticchia; famosa e ricercata come prodotto di nicchia. Scopro da Mariella che per alternare i raccolti e rigenerare il terreno di anno in anno, nella sua azienda si producono anche orzo, lupinella e roveja. Altro che agricoltura biodinamica! Naturalmente, quassù, i contadini non ne vogliono neanche sentir parlare di biologico.

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La Roveja è una specie di pisello selvatico.

Dunque; orzotto ai funghi e lenticchie con la salsiccia, mezzo litro di vino e acqua di fonte. Mamma che buoni! Ma tra una cucchiaiata di cereali ed una chiacchiera entra un signore con forte accento romano. Come due veri vecchi amici che non si vedono da un po, Mariella ed Agostino, si salutano vivacemente. In men che non si dica imbandiscono una vera e propria tavola da banchetto; io, quasi mi pento d’aver mangiato, seppur ottimi, i cereali ed i legumi…

Passano a malapena 10 minuti e finisco, invitato, a sedere nel loro tavolino. Io avrei già cenato, ma quel formaggio è veramente invitante e quelle marmellate poi! Che faranno mai tre persone in un paesino di appena 8 anime seduti a tavola? Chiacchierano e mangiano fino a tarda sera! Io domani ho intenzioni bellligeranti; vorrei immortalare l’alba, se le nuvole danno tregua e poi devo salire sul massiccio dei Sibillini arrampicandomi per una ventina di chilometri.

L’orologio segna la mezzanotte passata e di comune accordo, dopo esserci conosciuti meglio a forza di parlare, decidiamo di ritirarci. Agostino abita proprio qua dietro, invece Mariella ha casa sua sopra la locanda.

Scorgo dalla finestrella della mia stanza che le luci si spengono, il silenzio regna padrone nella notte mentre deboli fiocchi di neve cadono lentamente al suolo. Spengo anch’io:

Buonanotte!

To be continued…

© Salvatore Di Stefano

4 Replies to “Sui Monti Sibillini tra fate e leggende – Castelluccio di Norcia; la purezza della vita.”

  1. Mi hai fatto venir fame 😉
    Avrei bisogno pure io di due-tre giorni bucolici
    grazie del racconto
    ci vediamo biker

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