Secondo alcuni, l’acqua, sarebbe in grado di conservare il ricordo delle sostanze da cui è attraversata, addirittura solidificherebbe, formando pregevoli geometrie cristalline, quando esposta a energia emozionale di matrice positiva. Al contrario, se esposta a carica emozionale negativa, la stessa comporrebbe strutture dall’architettura disarmonica. Chissà quali geometrie forma l’acqua delle mie cellule in questo momento…

Oramai s’è fatta sera e davanti alla porta dei Sènari, rifletto sulla giornata appena trascorsa. L’instancabile Mariella traffica in cucina facendo di tanto in tanto irruzione in sala; chiacchieriamo da una stanza all’altra. Già, ieri sera, la prima sera, eravamo entrati in buona sintonia verbale, tanto che si era ripromessa di farmi assaggiare la sua pizza. “Salvatò”, mi dice in umbro, “se non t’offenni domani sera magni la pizza co nnoi!”

Offendersi? Perchè dovrei mai…

Un berretto modello forestale color verde in testa ed un sorriso genuino stampato in viso; scorgo la sagoma di Agostino nel buio della sera. Assieme a lui, Francesca, la figlia di Mariella con il suo ragazzo. Hanno udito anche loro della promessa culinaria, dunque, sono arrivati ai Sènari dalla vicina Norcia. Presto si apparecchia e in men che non si dica i fazzoletti di pizza finiscono in tavola.

Non so se da queste parti sia uso, ma dalle mie, in questi casi, si dice: finisce meravigliosamente a tarallucci e vino!

“Hai visto Salvatò, ci hai messo poco per entrà in famiglia!” Esclama Mariella; mi sciolgo come un panetto di burro al sole mentre continua a passarmi in testa, come un messaggio scorre sui tabelloni luminosi, la convinzione che questa è la gente più semplice e genuina che io abbia potuto trovare, proprio come i cristalli d’acqua. Mi assale quasi un senso di inferiorità, non so come poter ricambiare la gratitudine genuina. Anche se ho origini semplici, per troppo tempo sono rimasto esposto alla “civiltà dei mille problemi”, dunque, quassù, non posso far altro che apprendere.

Il tempo trascorre piacevolmente ed i discorsi si susseguono. In me, regna sempre padrona la sana curiosità di scoprire come si vive a Castelluccio; saltano fuori raccolte fotografiche di ogni epoca, racconti d’un tempo e tradizioni ben impresse sia negli occhi di Agostino che di Mariella. Storie di fame, storie di rivalità tra paesini sperduti in questi monti e storie di quanto questo posto sia stato segnato da una natura quasi selvaggia. Come in simbiosi agli altri due ragazzi, ascolto con grande interesse tutto ciò, anzi, cerco di far tesoro su quello che viene narrato. Con l’avanzare dei tempi, momenti come questi andranno a perdersi e credo fermamente che la causa principale di ciò siamo noi stessi, spinti dall’insaziabile fame di scempio.

Anche se in una serata festosa, non giro video e nemmeno scatto foto ai Sènari; fin da principio voglio che questa emozione rimanga mia, forte ma riservata allo stesso modo, nel pieno rispetto dello stile di vita della gente, quassù.

La mezzanotte è passata da mezz’ora e anche se starei seduto ad ascoltare fino a domattina, il pensiero dei 22 km da percorrere tra qualche ora mi convince ad andare a letto. Già! Mi sono messo in testa d’arrivare sul Vettore attraversando a piedi interamente Pian Grande; una bella sfacchinata, ma con il morale a mille e le cure di Mariella a colazione tutto sembrerà più facile.

To be continued…

© Salvatore Di Stefano

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