La sera scivola tranquilla qui a Monterosso, il frangersi delle onde sugli scogli mi ricorda la giovinezza. Da piccolo, ovunque andasse mio Zio, era una gioia per me e siccome lui faceva il pescatore non potevo che campare di mare! Ricordo bene il rumore delle onde, come ricordo bene il sapore della spuma marina o l’odore dei pesci appena catturati. Si pescava di notte e fino all’alba, mentre tutto taceva. Un modo tutto diverso di vivere il mare…

Le barche sono arenate in piazza, ma il pesce arriva lo stesso a Monterosso. Specialità di stagione: Sardine!

Le abbiamo assaggiate in tutti i modi possibili, ma come stasera mai. A discapito delle altre sere, credo ci fosse l’aggiunta d’un ingrediente segreto; la passione…

Anche se abbiamo conquistato la fiducia dell’autentico Giovanni, l’oste, dunque abbiamo le chiavi di tutta la locanda, rincasiamo presto. Domani sarà dura, ma sopratutto, devo ancora verificare i percorsi da seguire. Già, bisogna stare attenti, da domani il tempo cambia e qua, da queste parti, gli acquazzoni divengono burrasche in men che non si dica. Neanche un paio d’anni fa, una turista straniera ci ha rimesso la vita; una frana improvvisa ha portato via diversi tratti di sentiero, rendendolo praticamente impercorribile ancora adesso.

Il golfo di Monterosso fino a punta Mesco.
Il golfo di Monterosso fino a punta Mesco.

Le sette. Il lamento stridulo della sveglia scandisce la fine della notte, io, mi fiondo sotto una doccia fredda per svegliarmi a dovere. Nella notte, pensando e ripensando, ho deciso che arriveremo a Riomaggiore partendo da Manarola, fino la, andremo in treno. Non conviene rischiare e poi, l’alternativa sarebbe quella d’andare fino in cima alla cresta per bypassare i tratti di sentiero chiusi, ergo, altra salita… Chi lo spiega a Stefania?

Il sole splende anche oggi ma il vento di Maestrale ha rinforzato, le semplici onde di ieri sera sono divenuti cavalloni, ora abbiamo la conferma, arriva il brutto tempo.

L’arrivo a Manarola è suggestivo, incastonato nella roccia giace il piccolo borgo. Le onde si scagliano con violenza sul piccolo frangi frutti, generando schizzi d’acqua salata alti 3 o 4 metri. Il vento, porta con se la spuma marina ed io, non riesco a tenere asciutto l’obiettivo per più di 2 secondi.

Qui, c’è poco da vedere, anzi, c’è solo da bagnarsi! Se l’idea mi balenava già in testa, la vista di una calca di turisti giapponesi appena scesi dal treno mi fa decidere d’abbandonare il borgo e proseguire in direzione Riomaggiore.

Manarola
Manarola, porticciolo.

Neanche una nuvola corre sopra le nostre teste e se non fosse per la sabbia mossa dal profondo del mare, cielo e acqua sarebbero dell’identico azzurro pulito. E’ già metà mattina e uno spuntino merita la dovuta attenzione, specie se si viaggia in territorio della farinata di ceci! Dunque: trancio di Farinata, acciuga sotto sale ed un buon bicchiere di vino, altro che colazione da campioni…

Neanche a dirlo, i sentieri corrono a ridosso del mare, anzi in alcuni tratti si intuisce la devastazione portata nell’ultimo terribile alluvione del febbraio 2011. A Vernazza, lo ricordano meglio di tutti gli altri, il fango e le macerie arrivavano fino al primo piano della abitazioni. A memoria di ciò, ancora qualche segno indelebile della melma sui muri delle case oltre ad una gigantografia stampata in piena piazza; quasi un’invito a ricordare che qua la natura spesso ha la meglio.

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Sentiero Manarola – Riomaggiore

Tra un passo ed una chiacchiera, una chiacchiera ed un passo, scorgiamo qualche tetto di Riomaggiore. E’ l’ultimo delle Cinque Terre, un confine politico definisce nettamente il confine dell’omonimo Parco Nazionale. A sentire la gente del posto sia Portovenere che l’isola di Palmaria non sono tanto da meno in quanto a bellezza, di fatti, entrambe, costituiscono un’unico, altro Parco Regionale. A naso, qualcosa mi dice che nei prossimi giorni una capatina la faremo…

Intanto, davanti a noi, il sentiero s’imbuca in un tunnel variopinto; non è l’effetto del vino bevuto qualche ora fa, ma una vera e propria galleria scavata nella montagna e che corre persino parallela alla ferrovia. Solo un’unico cartello all’ingresso: Riomaggiore.

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Tunnel che porta a Riomaggiore.

Mi credete ora? Io ancora no… Basta aspettare il passaggio del primo treno che qua, tutto incomincia a vibrare, le lamiere stridono e in sottofondo un assordante rumore di scricchiolii anima la traversata; speriamo arrivi presto il Borgo…

To be continued…

© Salvatore Di Stefano

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